Preistoria VIII-VII sec. VI-IV sec. Età Ellenistica Età Romana



Sala II - Vetrine 16 - 17
SECONDA META' VIII - VII sec. a. C.
L'industria della ceramica con materia prima locale
Il pittore di Cesnola a Pithecusae

Decorazione dei vasi

I vasai pitecusani continuarono, in un primo tempo, a decorare i loro vasi secondo lo stile in uso nella madrepatria euboica. Le decorazioni più elaborate erano riservate soprattutto ai vasi grandi, anfore e crateri, solo eccezionalmente deposti nelle tombe, mentre più frequentemente si trovano, in frammenti, negli scarichi urbani. Sono frequenti, tra i motivi decorativi, uomini, uccelli e cavalli; tipico è quello del cavallo legato alla mangiatoia, sormontato da una doppia ascia sospesa e con riempitivi geometrici, tra cui spicca una composizione comprendente un triangolo tratteggiato sormontato da una fascia orizzontale, anch'essa tratteggiata. Anche se non è facile comprendere il significato di questo disegno, è evidente che esso doveva avere una grande importanza, giacché compare sistematicamente nei pannelli dei crateri locali, come il bel frammento (inv. 169867) esposto nella vetrina 17 e proveniente dallo scarico Gosetti.

Frammenti di crateri locali del Tardo Geometrico, da Monte di Vico, scarico Gosetti (Lacco Ameno). Seconda metà VIII sec. a.C.

VETRINA XVII

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Il "Red Slip"

Tra le forme più correnti attestate sull'acropoli sono le scodelle, con il motivo della linea ondulata dipinta sotto l'orlo (inv. 169489, 169504, 169505)   che si ritrovano, analoghe, a Tarquinia come a Pontecagnano, a Megara Hyblea ed in tutta la Magna Grecia, ed i piatti.

Frammenti di scodelle, da Monte di Vico, scarico Gosetti (Lacco Ameno). Seconda metà VIII sec. a. C.

VETRINA XV

Questi ultimi stanno a rappresentare, con le anfore di derivazione orientale sopra ricordate, l'influsso esercitato sulla società pitecusana dai meteci orientali; questi piatti, infatti, mutuano la loro forma dai piatti fenici con ingubbiatura rossa o "Red Slip" (vetrina 15). Vi sono esemplari con Red Slip di imitazione locale, ma questo tipo di decorazione non ebbe molto seguito. Ben presto, invece, i piatti locali furono dipinti con schemi decorativi prettamente ellenici, tra i quali spicca la serie di uccelli che presentano il caratteristico motivo euboico dell'ala alzata piegata ad angolo. Il modello dei piatti pitecusani perdura per tutto il VII sec. a.C. e viene adottato anche dalle popolazioni italiche ed etrusche, dove il prototipo del piatto fenicio-pitecusano, con uccelli di tipo euboico, diede origine alla produzione dei ben noti piatti ad aironi. Con i frammenti di piatti con uccelli (inv. 169527 e inv. 238590) sono esposti anche tre esemplari di piatti che, alla decorazione dipinta, uniscono il motivo decorativo delle solcature concentriche al di sotto del piede (inv. 166567, inv. 166575 e inv. 166583). Questi piatti fanno parte del corredo della tomba a cremazione 137, del Protocorinzio Medio, il cui corredo è particolarmente ricco di ceramica, con ben 19 piatti, 6 coppette e due kotylai.

Modellino fittile di tempio geometrico con decorazione dipinta, da Monte di Vico, scarico Gosetti (Lacco Ameno). Seconda metà VIII sec. a. C.

VETRINA XV

Da segnalare è anche il bel modellino fittile di tempio geometrico, con decorazione dipinta, proveniente anch'esso dallo scarico Gosetti (inv. 170156). Sul pilastro d'anta superstite è raffigurata una figura femminile; il basamento presenta sulla facciata due fori non passanti, per l'inserzione di elementi decorativi.

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Il cratere del naufragio

Con le scodelle ed i piatti sono presenti anche tazze per bere e brocche. Queste ultime (oinochoai) costituiscono anzi la forma di gran lunga più comune: è esposta la bella oinochoe del Protocorinzio Antico, di imitazione locale, rinvenuta sporadica nella necropoli (inv. 168828).

Oinochoe con decorazione dipinta di stile Protocorinzio antico, di imitazione locale. Sporadica dalla necropoli, Valle S. Montano (Lacco Ameno). Fine VIII sec. a. C.

VETRINA XVI

Accanto all'oinochoe è uno dei più famosi vasi pitecusani, il cratere locale con fregio figurativo dipinto con scena di naufragio (inv. 168813) - vetrina 16 -, egualmente sporadico dalla necropoli e databile alla fine dell'VIII sec. a.C.

Cratere locale dipinto con scena di naufragio, di stile tardo geometrico. Sporadico della necropoli, Valle di S. Montano (Lacco Ameno). Fine VIII sec. a. C.

VETRINA XVI

Questo cratere è il più antico esempio di pittura vascolare figurativa ritrovato in Italia. La sola raffigurazione di naufragio conosciuta, oltre quella ischitana, è sul collo di un'oinochoe tardo-geometrica attica, conservata a Monaco. Sul vaso di Monaco, un naufrago si è salvato e sta seduto sulla chiglia della nave capovolta, mentre sul cratere ischitano, sotto alla grande nave capovolta, sono i marinai che cercano scampo nuotando fra i pesci, mentre uno di loro è già finito con la testa nella bocca di un enorme pesce.

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Il vaso delle Parche

Di estremo interesse è anche il vaso a botticella della tomba 984, una cremazione a tumulo. Il reperto, databile al Tardo Geometrico, trova stretti confronti, per la sua forma inconsueta, con esemplari simili provenienti da Bisenzio, nell'Etruria meridionale interna. La decorazione dipinta è costituita da tre donne con fuso, nelle quali vanno forse identificate le Parche, figlie di Erebo e della Notte, preposte alla vita umana rappresentata come un filato (inv. 238785).

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La lekythos delle capre

Lekythos troncoconica con decorazione dipinta sul fondo di stile tardo geometrico. Dalla necropoli, Valle di S. Montano (Lacco Ameno), Tomba 967. Fine VIII sec. a.C.

VETRINA XVI

Egualmente famosa è una piccola lekythos locale a corpo emisferico dalla tomba 967, del Tardo Geometrico I (inv. 238644). Dipinto sotto la base piatta è il motivo orientale dell'albero sacro fiancheggiato da una coppia di capri rampanti, motivo caro al ceramografo euboico denominato Pittore di Cesnola. Questo artista deve il suo nome ad un noto cratere conservato al Metropolitan Museum di New York, che, anche se trovato a Cipro, proviene sicuramente dall'Eubea e raccoglie tutti i principali motivi decorativi della ceramica tardo geometrica euboica (vetrina 16).

Un particolare tipo di lekythoi troncoconiche e di aryballoi, noto da Cuma, veniva definito, prima dei rinvenimenti pitecusani, come di produzione cretese (Humfrey Payne, 1931). Solo dopo la conoscenza dei numerosissimi esemplari trovati a Pithecusae si è potuta sostituire la definizione di cretese con quella di euboica e, successivamente, di euboica di imitazione locale pitecusana.

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Vasi piccoli

I prodotti dei vasai pitecusani non risentono, comunque, la sola influenza dello stile contemporaneamente corrente nella stessa Eubea; ben presto si cominciarono ad imitare anche i vasi più piccoli, caratteristici della produzione di Corinto, dello stile Tardo Geometrico Corinzio e Protocorinzio, senza tuttavia raggiungere la perfezione degli originali. Una parte dei piccoli vasi di stile Protocorinzio Antico che si trovano a Cuma e ad Ischia è dipinta con la stessa meticolosa perfezione e la superficie presenta il medesimo colore crema della ceramica fatta a Corinto, al punto che spesso, quando non sono presenti piccole rotture che permettono di osservare il colore della terracotta, che non è quello color crema della ceramica corinzia ma quello più scuro della terracotta ischitana, è difficile distinguerli.

Sono esposti due esemplari di Kotylai del più volte ricordato tipo Aetos 666, rinvenute prive di contesto nella necropoli (inv. 168848 e 168852). Chiudono la serie delle ceramiche prodotte in loco numerose belle lekythoi di fabbrica locale del Tardo Geometrico II (inv. 166669, dalla tomba 152; inv. 168421, dalla tomba 624 e 168389 dalla tomba 622), insieme ad esemplari originali del Protocorinzio Antico (inv. 168885 e inv. 168887, sporadiche dalla necropoli) e di imitazione locale (inv. 168890).

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